La distruzione dell’amore

Amore, abbandono, dolore, gelosia: una girandola di sentimenti; i temi che tange paiono essere attinti dal patrimonio tragico greco. Quanto è stato influenzato dalle letterature che l’hanno preceduta? Ha dei mentori o non ravvede punti di riferimento?

Io sono il risultato delle mie letture e di chi mi ha detto qualcosa, di idee collettive, di Neruda, Lorca, Prevèrt, Eluard, Dickinson, Masters, Carver, Candiani, Szymborska, Mari, Rodari, sono talmente piena di punti di riferimento che arrivo a perdermi.

L’amore, soventemente, appare fugace, ingannevole, temporaneo e deludente. Ritiene che siffatto sentimento non possa assumere carattere salvifico?

Amore è un dio. E quando arriva, sai, senti che è un’eccezione, un lusso, un miracolo.
Tanto è potente nella salvezza, quanto è terribile nella dannazione, perché cadi da molto in alto e ti farai tanto male, perché parte da troppo dentro per non straziarti. Ma se ti è successo anche una sola volta, te ne ricordi, sai che accederai alla beatitudine e difficilmente abdicherai a questo in ragione di un’eventuale perdita.

In un tempo politico, sociale ed economico che grida l’impellente bisogno di tessere un dialogo con sé stessi, la conflittualità interiore può essere lenita dalla Poesia?

La poesia, quando è vera poesia, ti fa rallentare, ti prende alle spalle, non sai perché ti viene da piangere, non sai perché vedi quello che vedi, le parole non sono usate come tali, ma come suoni alchemici che creano cose, messe in quell’ordine ti soffiano addosso, senti gli odori. Non so se lenisca, ma sicuramente da voce, luce, aiuta l’integrazione tra raziocinio e emotività.

Nevrotica, ossessiva, iper-reattiva, spelacchiata, rauca e bianca fosforescente, addirittura desiderabile mi vede. La sua versificazione è lucida, nitida, disincantata, priva di edulcorazioni, scevra da vergogne. C’è un limite a ciò che si può narrare?

Si può narrare tutto. Ho scritto racconti sulla defecazione, sulla masturbazione, sulla malattia. Il come è il punto. Come tu dici le cose le fa diventare o increscioso voyerismo o poesia, ricerca, arte.

Le protagoniste della sua versificazione sono omosessuali. Ebbene, trova che in Parlamento, laddove astrattamente dovrebbe essere assisa l’élite culturale del nostro Paese, resista ancora una dura riottosità a sancire alle cosiddette “minoranze sessuali” la piena affermazione dei loro diritti?

Dare diritti significa rinunciare a qualche privilegio, a qualche risorsa, a millenarie aristocrazie apparentemente eterne. Bisogna lottare, per ottenere diritti, perché non esistono diritti senza sottrazione. Il governo è riottoso. Ma una volta gli ebrei erano nei ghetti per legge, i neri erano schiavi per legge, le donne non potevano né studiare né votare né girare liberamente, per legge. Facciamo passi così piccoli che sono gocce nel mare. Ma il mare è fatto di gocce.

Anna Segre è medico, psicoterapeuta, ebrea, lesbica, mancina.
Tra le sue opere ricordiamo Monologhi di poi (Manni) e Lezioni di sesso per donne sentimentali (Coniglio Editore), Il fumetto fa bene. Letture come terapia (Comicout). Con Elliot ha pubblicato: Judenrampe. Gli ultimi testimoni (curato con Gloria Pavoncello), Biografia di una vita in più di Fatina Sed (curato con Fabiana Di Segni), 100 punti di ebraicità (secondo me) e 100 punti di lesbicità (secondo me).

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