L’uovo di Colombo. Il metodo per capire bene e avere successo nello studio, nel lavoro e nella vita

Professoressa Milani lei ha ideato un metodo di insegnamento, di studio e di approccio generale alla complessità ma quanto i condizionamenti ambientali e sociali costituiscono variabili capaci di condizionare significativamente il processo d’apprendimento?
Ho scritto tutto un libro su ogni aspetto dell’ambiente e della società che condiziona l’educazione dei ragazzi. Si chiama “Maleducati o educati male? perché vuole dimostrare che il disagio, anche comportamentale, dei bambini e dei ragazzi è il risultato dell’ambiente familiare e sociale diseducativo in cui vivono. È un problema enorme, che ogni insegnante dovrebbe studiare a fondo por aiutare alunni e genitori.
La sua riflessione assume un’ottica chiaramente istituzionalista e libertaria. Come si può in un contesto scolastico, dunque normato, incedere oltre l’idea di Linee guida, Indicazioni ministeriali, voti, verifiche?
La libertà di insegnamento è garantita dall’art. 33 della Costituzione («l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento»). Il “Metodo per capire bene” che propongo, messo a punto in tutta la mia vita di studentessa e poi di docente, non solo rispetta, ma applica concetti importanti come “insegnare per competenze”, “flipped classroom”, “insegnamento individualizzato, che io applicavo già molto prima che si cominciasse a parlarne.
Il suo assunto pare essere che ciascuno studente sia unico. Chi deve assumersi la responsabilità etica di condurre lo studente alla scoperta della propria unicità?
Ciascuno Studente è unico. Ciascuna classe, di conseguenza, è unica. Ed è per questo che è molto importante seguire (da parte dell’insegnante, per progettare lezioni e programmi) e insegnare (agli alunni, perché ognuno possa essere aiutato a trovare la sua unicità), un Metodo come “L’Uovo di Colombo”, che a “insegna a capire bene”. E quando uno “capisce bene” è a un punto molto avanzato del percorso di apprendimento e del processo di conquista dell’autonomia.
Soventemente, si fa riferimento alla “pedagogia nera” quale pedagogia correzionale volta al condizionamento degli studenti. Quale alternativo mediatore pedagogico propone, affinché ciascuno acceda ad una profonda comprensione di sé stessi e dell’Altro?
Come ho spiegato ne “L’Uovo di Colombo”, ogni mia conquista metodologica è il frutto di tutta la mia vita di studio e si basa in massima parte su un’osservazione continua e instancabile della realtà in cui viviamo, e sull’analisi delle trasformazioni della società, della mentalità, delle criticità di tipo educativo e psicologico. Alla base di tutto quello che so e che faccio c’è un grandissimo punto fermo, che è il rispetto. Praticare il rispetto e insegnare che il rispetto è alla base di ogni aspetto positivo della vita: il rispetto per se stessi, per gli altri (tutti, nessuno escluso), per la natura, per la Legge, ecc. Il mio punto di forza è sempre stato questo, anche nei rapporti con gli alunni e con i genitori.
E il rispetto per gli alunni si deve tradurre nel rispetto della loro individualità: insegnare a studiare da soli rende gli alunni autonomi, aumenta la loro autostima e la loro capacità di autovalutarsi, insegna a capire e a rispettare anche il pensiero altrui, e a capire da soli dove e come orientarsi nella vita.
Lei analizza l’istituzione scolastica come un fenomeno sociale, politico, storico e culturale. Quanto lunga è la strada per giungere ad una pedagogia partigiana della vita?
È lunghissima, purtroppo. E passa da cambiamenti che sono prima di tutto politici ed economici. E non mi sembra che si vada nella direzione giusta per correggere la situazione. La Scuola – con tutti i Governi – è sempre stata la cenerentola della politica: tanti proclami e nessun vero miglioramento. L’unica speranza sono gli insegnanti. Ammesso che trovino la forza di ribellarsi attraverso un insegnamento che porti i ragazzi al pensiero critico.
Come è arrivata al suo “Metodo per capire bene”?
Il mio metodo parte da lontano. Sintetizzo quello che ho raccontato nel libro.
Quando frequentavo il liceo scientifico faticavo nelle materie scientifiche, perché non mi veniva mai spiegato perché stavo studiando quel certo argomento.
Così, mi sono posta l’obiettivo di spiegare sempre perché si studiavano i vari argomenti. Ho cercato di individuare che cosa impediva ai ragazzi di capire, e
qual era il momento in cui il ragionamento prendeva la strada sbagliata e si perdeva.
Quando sono diventata insegnante mi sono impegnata ogni anno scolastico per migliorare sempre di più il mio Metodo, e l’ho insegnato ai miei alunni. Tutta la mia didattica, i miei libri, i miei articoli, ma anche le mie decisioni più importanti si basano su questo Metodo.
Da anni osservo e studio quali sono i motivi per i quali ci sono insegnanti che non riescono a interessare i ragazzi, perché i ragazzi non riescono a capire quello che leggono, e perché nella società ci sono tanti analfabeti funzionali.
Sono arrivata alla conclusione che si insegna, si studia, si legge e si affrontano compiti e problemi in modo spesso inefficace o addirittura sbagliato.
Negli anni Ottanta (e per almeno i tre decenni successivi) era caratteristica diffusa quella di insegnare «come si è sempre fatto». E quindi la grande maggioranza non si interessava assolutamente di sperimentare altri metodi,
Il cosiddetto «metodo tradizionale», impostato sulla lezione frontale, era talmente diffuso che io, e quelli che, come me, cercavano nuove strategie didattiche, dovevamo giustificare, davanti a colleghi, dirigenti e genitori, quelle che venivano considerate «stranezze». Finché non saltavano fuori (di solito come «novità» dall’estero) le strategie che, personalmente, usavo da anni, senza averle mai studiate sui libri: il flipped teaching, l’insegnamento individualizzato, la didattica per competenze, l’utilizzo dei compiti di realtà, il brainstorming (individuale e di gruppo), il peer tutoring, ecc.
Credo che aver studiato al liceo scientifico abbia inciso sul mio modo di avvicinarmi alle cose che studiavo. Ho sempre prediletto un approccio scientifico anche all’Università, alla Facoltà di Lettere Moderne di Pisa.
Subito dopo gli studi universitari mi sono dedicata alla pubblicità, facendo esperienza della tecnica del brainstorming in un’agenzia pubblicitaria.
Ecco i motivi, dunque, per cui fin dal primo giorno di lezione e per ogni argomento ho sempre insegnato un metodo di studio. I primi anni, alle superiori, insegnavo agli allievi a capire da soli, in autonomia, attraverso l’esame diretto dei testi, per quale motivo, per esempio, si poteva affermare che Leopardi era pessimista. La lettura preliminare delle sue opere serviva ad analizzarle e a giudicarle in quanto testo poetico ecc. In sostanza, i miei alunni non studiavano (come in genere si faceva negli anni Ottanta e in parte si fa ancora oggi) sul manuale di letteratura, limitandosi a riportare le osservazioni
dei critici letterari, leggendo dopo i testi, ma viceversa. E questo era già l’inizio del Metodo.
Nel 2010 ho iniziato un blog, poi diventato il sito professoressamilani.it
Dal 2013 ho scritto tre libri, che, nell’insieme- sono un vero e proprio corso di formazione completo per insegnanti. L’Arte di insegnare dà molte istruzioni pratiche su come gestire le classi; Maleducati o educati male? rappresenta la base della conquista dell’autorevolezza, perché fornisce le risposte più importanti ai quesiti che portano ad essere autorevoli (e vale anche per i genitori, naturalmente). L’Uovo di Colombo è il mio Metodo per affrontare tutti i problemi.

L’autrice de “L’uovo di Colombo” dice di sé:
“ISABELLA MILANI” è lo pseudonimo che ho scelto quando ho iniziato per tutelare la privacy dei miei alunni, dei loro genitori e dei  miei colleghi.  In questo modo ciò che veniva descritto nel blog e nei libri non poteva essere ricondotto a nessuno.
Ho insegnato, studiato e sperimentato per più di trent’anni. Adesso ho scelto di andare in pensione anticipata perché credo che a sessant’anni chi è stanco debba lasciare il posto ai giovani. E perciò oggi posso rivelare il mio vero nome, che però vorrei che rimanesse confinato solo nella mia sfera privata.
Sono quindi un’insegnante, una blogger e da qualche anno una scrittrice, e mi dedico a tempo pieno a studiare, a scrivere e a dare consigli a insegnanti e genitori.

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